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I NOSTRI SPECIALISTI

DR.SSA TIZIANA DELL’ANNA

  • TITOLO DI STUDIO: Laurea in Medicina e Chirurgia
  • SPECIALIZZAZIONE: Ostetricia e Ginecologia

Laureata in Medicina e Chirurgia a pieni voti e successivamente specializzata in Ostetricia e Ginecologia presso l’Università di Milano Bicocca, polo ospedaliero San Gerardo di Monza. 

Da sempre molto attenta alla salute della donna, si occupa di adolescenti, disfunzioni del ciclo mestruale, contraccezione, gravidanze, menopausa, patologia della vulva, lesioni correlate al papilloma virus e problematiche della sfera sessuale. 

 La sua ventennale pratica come medico ospedaliero garantisce notevole esperienza nella gestione di patologie come fibromi uterini, cisti ovariche, dolore pelvico e nell’inquadramento di casi complessi.

Prestazioni:

Adolescenza:

L’adolescenza è una fase molto delicata dello sviluppo di ogni persona. Lo è dal punto di vista sociale, psicologico e fisico. Non si tratta di certo di una malattia o di qualcosa che vada curato ma possono esserci aspetti della salute da non trascurare.

Gli adolescenti hanno come riferimento il gruppo, gli amici a cui sono legati da un senso di appartenenza che li aiuta ad affrontare il fisiologico distacco dai genitori con cui spesso l’adolescente entra in contrasto. Oppure, al contrario, attraversano fasi di isolamento e grande fragilità e sofferenza. In qualunque caso, a volte, riesce molto difficile aiutarli.

Del resto affrontare argomenti come la sessualità, la contraccezione o le infezioni a trasmissione sessuale, diventa sempre più importante. La scuola è in molti casi carente, il confronto tra amici è spesso fonte di informazioni parziali o travisate e i social peggiorano il tutto con modelli inarrivabili o dai comportamenti azzardarti o rischiosi. Non esiste un’età a cui sia giusto fare una prima visita ginecologica (il più delle volte è una valutazione globale, una chiacchierata con o senza i genitori). Molto dipende dalla ragazza, dal suo grado di maturità fisica e psicologica e dagli eventuali disturbi che riferisce.

Uno dei motivi per cui le adolescenti arrivano a fare la valutazione sono le alterazioni del flusso mestruale (mestruazioni assenti o irregolari, flussi abbondanti, dolorosi) o la presenza di acne al volto e nella gran parte dei casi sono le madri, o comunque un genitore, a decidere di consultare uno specialista. Raramente è la ragazza a chiedere di poter vedere una ginecologa, soprattutto per le questioni che riguardano la sfera sessuale. Hanno vergogna, temono la reazione dei genitori o pensano di potersela cavare da sole. Perché lasciare che rimangano con domande senza risposte o con le risposte sbagliate? D’altro canto, la prima visita dal ginecologo può essere fonte di ansia e preoccupazione e una cattiva esperienza può condizionare le scelte e i comportamenti futuri rispetto alla gestione della propria salute. Il primo incontro può essere una opportunità anche per il genitore che avrà la possibilità di chiarire dubbi circa, ad esempio, la vaccinazione per il papilloma virus, l’atteggiamento da tenere rispetto ad alcune richieste o provocazioni, la gestione del flusso mestruale in relazione alla frequenza scolastica o le attività sportive.


Contraccezione

Quello che sentiamo dire spesso è che non si parla abbastanza di contraccezione. Secondo me invece se ne parla ma in maniera scorretta. Le informazioni che circolano sono sempre le stesse: la pillola fa ingrassare, i profilattici sono scomodi o si rompono, con la spirale si rimane comunque incinta, mettere la spirale fa male e via così. Sono convinzioni vecchie, superate. Al giorno d’oggi è praticamente impossibile che non ci sia un contraccettivo adatto a ciascuna donna. Abbiamo a disposizione moltissimi prodotti con caratteristiche molto diverse e ciascuna donna dovrebbe poter scegliere quello più adatto a lei, alla sua età, ai sui fattori di rischio, al suo modo di essere e al suo pensiero. Perché la contraccezione è ancora così importante in un tempo in cui facciamo sempre meno bambini? Perché pianificare se e quando fare un bambino è un diritto per la donna, perché vivere la sessualità senza la paura di una gravidanza indesiderata è un vantaggio, perché alcuni contraccettivi possono essere terapeutici e curare acne, cicli mestruali irregolari, flussi molto abbondanti o dolorosi. E allora, senza mai tralasciare l’importanza del profilattico per la prevenzione delle infezioni a trasmissione sessuale, sempre più diffuse fra i giovani, con gravi possibili conseguenze sulla salute, penso sia un compito specifico della ginecologa guidare la sua paziente verso una scelta contraccettiva che sia soddisfacente sotto tutti gli aspetti. La contraccezione ormonale non è più solo in pillola. Ma può essere in cerotto, anello vaginale, dispositivo sottocutaneo e non è più solo combinazione di estrogeno e progestinico ma può essere solo progestinico (più sicuro per la donna fumatrice o ipertesa, in sovrappeso o che soffre di emicrania). La spirale non è più solo quella in rame. Anzi è sempre meno spirale al rame, perché esistono diversi dispositivi endouterini che rilasciano progestinico a diversi dosaggi, che, oltre ad essere ancora più efficaci come mezzo contraccettivo, limitano il sanguinamento mestruale senza bloccare l’ovulazione con molti vantaggi per il benessere globale della donna .Ma la donna che lo desidera deve poter essere adeguatamente informata anche su quella che viene chiamata contraccezione irreversibile che si effettua mediante l’asportazione delle tube (salpingectomia).

Durante la consulenza per la scelta della giusta contraccezione, non dobbiamo dimenticare la cosiddetta contraccezione d’emergenza che la donna, anche se minorenne, può richiedere in farmacia senza ricetta entro 72-120 ore dal rapporto a rischio.


Menopausa: 

 Il modello sociale attuale vuole le donne sempre più performanti, smaglianti, per sempre giovani. Quando un uomo invecchia diventa più interessante, quando una donna invecchia perde attrattiva. L’uomo diventa saggio, e la donna? Questo modello non solo non corrisponde alla realtà quotidiana ma crea di certo false aspettative e frustrazioni. Spesso ci sentiamo dire che le mestruazioni, la gravidanza e, non ultima la menopausa, sono eventi naturali per la vita di una donna. Tutto vero, innegabile come innegabile sia l’essere naturale degli uragani. Naturale non è sinonimo di benefico o di innocuo. Non sempre. La menopausa porta con sé dei cambiamenti fisici e psichici e non tutti facilmente accettabili o superabili. Come spesso succede, si tratta di dover cambiare prospettiva, scegliere di prendersi cura di noi stesse e tralasciare per un attimo tutti gli obblighi familiari, lavorativi o sociali che in questa fase possono diventare ancora più faticosi. Una fase così particolare, ma non infinita fortunatamente, può essere l’occasione per cambiare delle abitudini che sappiamo essere inadatte ma che non abbiamo la forza modificare. Allora il malessere, sia esso rappresentato dalle vampate, il calo del desiderio sessuale, il dolore ai rapporti, l’insonnia, l’irritabilità, la difficoltà a concentrarsi, la deflessione del tono dell’umore o i dolori articolari, può diventare il motore del cambiamento. Oggi abbiamo molte armi che possono aiutare le donne nell’affrontare una situazione così delicata. La prima cosa da fare è condividere questa esperienza con la propria ginecologa per dare la giusta dimensione al problema. Sapere che è un cambiamento fisiologico e comune a moltissime donne aiuta e aiuta anche nella comunicazione con il proprio partner o con chi ci sta vicino. Ci sono poi diverse terapie, non necessariamente farmacologiche, per far fronte alla situazione. Senza nessun obbligo. Perché in molti casi la menopausa può non essere percepita dalla donna come un problema e allora il trattamento diventa “nessun trattamento” ma solo la consapevolezza di una nuova fase della vita.


Sessualità: 

Parlare di sessualità in maniera esplicita e senza preconcetti come di una funzione fisiologica dell’uomo e della donna è impossibile. La sessualità è fatta di tabù, di falsi miti e credenze mutuate soprattutto dalla pornografia. Come per ogni funzione fisiologica, esistono delle disfunzioni della sessualità che si possono affrontare sia del punto di vista medico sia psicologico. Partendo dal presupposto che in sessuologia il concetto di normalità non esiste, un comportamento sessuale viene definito normale solo perché è statisticamente quello più rappresentato nella popolazione e non perché sia giusto. Quello che c’è di sbagliato inizia quando si violino la libertà, il consenso e il rispetto dell’altro. In menopausa, solo per entrare nello specifico di una delle possibili alterazioni della sfera sessuale in una specifica fase della vita, un sintomo che viene poco considerato, non solo dai professionisti ma dalla donna stessa, perché lo si ritiene meno importante o per vergona, è il calo del desiderio sessuale e l’assenza di lubrificazione ai rapporti che diventano dolorosi. L’esempio che spesso le donne riportano è quello della calma piatta, della pace dei sensi, facendo sovente dell’ironia sulla totale assenza di desiderio sessuale. Ma sappiamo che dietro questa ironia spesso si cela un certo disagio. In questa fase la sessualità viene percepita come un obbligo, un dovere verso il partner. Chi ha sperimentato questo cambiamento (e la quasi totalità delle donne in menopausa lo vivono perché è una condizione strettamente legata al repentino calo degli estrogeni) sa quanto può essere frustrante per la relazione e prima di tutto per se stesse.

L’orgasmo, per fare un altro esempio, è il tabù per eccellenza, soprattutto quello femminile. Scarsa conoscenza del proprio corpo, preconcetti culturali, credenze religiose hanno reso questo argomento un nebuloso insieme di concetti fuorvianti. La svolta è parlarne, e parlarne nei giusti termini, con degli specialisti che sappiano rimettere al loro posto le tessere di un puzzle che merita di essere ricomposto, perché, il benessere sessuale è un diritto che fa parte del più generale diritto alla salute che non è solo l’assenza di malattia ma uno stato di benessere complessivo, fisico, mentale e sociale.


Disfunzioni mestruali: 

L’arrivo delle mestruazioni segna di certo un momento di passaggio nella vita delle giovani donne. Un passaggio fisiologico, naturale ma qualche volta circondato da un alone di mistero, imbarazzo e incertezza. Chiamiamo ancora le mestruazioni con espressioni con cui siamo cresciute e che ci sembrano normali ma che in realtà mettono in evidenza quanto non se possa parlare apertamente e con disinvoltura. Sono “le me cose”, “quei giorni”, “il giorno X” e in maniere più fantasiosa “il marchese”, “il mar rosso”. Oppure diciamo che “siamo indisposte”. E quando si vuol sottolineare un atteggiamento eccessivo o considerato sopra le righe ci sentiamo chiedere se “siamo mestruate”. Sì perché le mestruazioni si associano spesso a una condizione di malessere fisico o psicologico. Più marcato in alcune donne molto meno in altre. Con la comparsa delle mestruazioni e, a seconda delle varie fasi della vita della donna, possono comparire alterazioni ad esse correlate. Le disfunzioni mestruali possono manifestarsi in diverse forme. Ecco una panoramica generale:

Adolescenza:

  • Amenorrea primaria: assenza di mestruazioni dopo l’età di 16 anni senza sviluppo di caratteristiche sessuali secondarie (es. sviluppo delle mammelle, comparsa dei peli)
  • Mestruazioni irregolari: comune durante i primi anni dopo la menarca (prima mestruazione).

Età riproduttiva:

  • Amenorrea secondaria: assenza di mestruazioni per sei mesi o più dopo aver avuto mestruazioni regolari in precedenza.
  • Mestruazioni irregolari: possono essere causate da stress, cambiamenti nell’attività fisica, dieta, perdita o guadagno di peso e disturbi ormonali.
  • Sindrome premestruale (PMS): sintomi fisici e emotivi che si verificano prima delle mestruazioni, come irritabilità, gonfiore e mal di testa.

Pre-menopausa:

  • Mestruazioni irregolari: a causa di fluttuazioni ormonali durante il periodo di transizione verso la menopausa.
  • Menorragia: mestruazioni abbondanti e prolungate.
  • Oligomenorrea: mestruazioni meno frequenti.

Menopausa:

  • Cessazione delle mestruazioni: segna la fine della fase riproduttiva.
  • Sintomi della menopausa: come vampate di calore, secchezza vaginale, cambiamenti dell’umore e disturbi del sonno.

Post-menopausa:

  • Sintomi continui della menopausa: possono persistere per alcuni anni.
  • Atrofia vaginale: secchezza e sottilizzazione delle pareti vaginali.
  • Rischio osteoporosi: a causa della diminuzione degli estrogeni.

Le disfunzioni mestruali possono essere causate da una vasta gamma di fattori, tra cui squilibri ormonali, polipi, fibromi, disturbi tiroidei, stress, malattie croniche, perdita o aumento di peso e altri problemi di salute. Parlare liberamente con dei professionisti competenti e che non tendono a ridurre le alterazioni a qualcosa di “normale” vuol dire potersi occupare del benessere di una donna in ogni suo aspetto. 


Patologia vulvare: 

Prurito, bruciore, dolore o impossibilità ai rapporti sessuali sono sintomi che accomunano diverse malattie che possono colpire la vulva. La vulva è particolarmente esposta alle malattie della pelle che a volte sono molto particolari se non uniche. Formulare una diagnosi corretta per il ginecologo è una vera sfida. Ma lo è ancor di più per la paziente che spesso si trova a dover consultare più di uno specialista prima di ricevere la giusta diagnosi. Questo perché alcune di queste malattie sono piuttosto rare e il ginecologo può avere delle difficoltà che, però, si riducono quando nel suo bagaglio formativo ha acquisito competenze specifiche e ha visto molti casi della stessa malattia. Nella pratica quotidiana, i quadri possono variare da lievi irritazioni a patologie più serie e invalidanti. Fra i quadri infettivi, il più frequente è rappresentato dalla candidosi, un’infezione fungina, a decorso benigno anche se con la tendenza a recidivare e a creare, talvolta, condizioni di infezione cronica che possono dare sequele più serie. La vulva può essere sede di ulcere o afte che spesso sono la manifestazione di un’altra infezione piuttosto frequente che è quella da Herpes Simplex. Questa infezione, soprattutto quando ritorna sullo stesso soggetto, entra in diagnosi differenziale con altre malattie della pelle che si possono manifestare a livello vulvare di origine, ad esempio, autoimmune. Sempre tra le infezioni non vanno trascurate quelle da papilloma virus 6 e 11 che determinano l’insorgenza dei condilomi (verruche genitali). E’ bene ricordare che questo tipo di infezione può essere efficacemente prevenuto con la vaccinazione contro il papilloma virus (vedi anche sezione colposcopia). La vulva può essere sede di dermatiti e dermatosi. Fra le dermatiti utile ricordare quella da contatto a volte scatenata da indumenti colorati o in fibra sintetica, altre volte da detergenti, creme o lubrificanti ma il più delle volte da un oggetto di uso molto comune come gli assorbenti o i salvaslip.

Fra le dermatosi, il lichen scleroso vulvare che in Italia colpisce 2-7 donne su 100. Le cause ad oggi non sono completamente note. Si tratta di una malattia cronica della pelle in cui i fattori ormonali e quelli immunologici svolgono un ruolo fondamentale. Sappiamo infatti che colpisce in età infantile e, in maniera più significativa, in menopausa ma ci sono casi a qualunque età più o meno estesi e trattati molto spesso come infettivi (infezione da candida, ad esempio). Nella gran parte dei casi il ginecologo esperto riesce a formulare la diagnosi solo raccogliendo dettagliatamente i sintomi riportati dalla paziente e facendo l’esame della vulva (o vulvoscopia). A volte il lichen può associarsi o rendere difficoltosa la diagnosi di lesioni precancerose che se adeguatamente inquadrate e trattate evitano l’insorgenza di veri e propri tumori infiltranti, tipici dell’età più anziana se correlati al lichen, possibili anche in età più giovane quando correlati al papilloma virus.Tra i tumori della vulva, essendo costituita per lo più da cute, non va trascurata la possibile insorgenza di melanoma. Per questo motivo, il ginecologo deve sempre iniziare la visita ginecologica con l’ispezione della vulva e rilevarne la presenza di eventuali lesioni pigmentate (nevi) da monitorare nel tempo. La cura della vulva si rende necessaria anche nella cosiddetta atrofia vulvo-vaginale che si può manifestare in menopausa. Oggi si preferisce parlare di sindrome genito-urinaria per sottolineare come la secchezza di cute e mucose provocata dalla carenza di estrogeni tipica della menopausa coinvolga vescica, uretra, vagina e vulva con gradi differenti e differenti necessità di terapia a seconda dei sintomi che la paziente riferisce. Un capito a parte merita la vulvodinia, una condizione clinica caratterizzata da dolore cronico nell’area vulvare. Questo dolore può essere descritto come bruciore o come pungente o irritativo e può variare in intensità nel corso della giornata o a seconda delle condizioni. La vulvodinia può essere associata a sensazioni di prurito o gonfiore, essere spontanea o provocata, localizzata o generalizzata. Le cause esatte della vulvodinia non sono completamente note e la condizione può essere influenzata da una combinazione di fattori fisici, psicologici e ambientali. Alcuni elementi che potrebbero contribuire includono stati infiammatori cronici, infezioni recidivanti, squilibri ormonali, traumi fisici o sessuali, stress, ansia o depressione.

Poiché la vulvodinia è una condizione complessa e può variare notevolmente da persona a persona, il trattamento spesso coinvolge un approccio multidisciplinare in cui risulta fondamentale il lavoro di equipe. Ciascun professionista coinvolto mette a disposizione le proprie competenze in sinergismo con quelle dei colleghi per arrivare ad una terapia che porti al miglioramento progressivo dei sintomi. Il percorso può includere terapie fisiche, farmaci locali o per bocca, terapia cognitivo-comportamentale, biofeedback e altre opzioni come, ad esempio, adeguati programmi di nutrizione o correzione di difetti posturali, a seconda delle cause sottostanti e dei sintomi specifici di ciascuna donna.

È importante che le persone che sospettino di soffrire di vulvodinia cerchino l’assistenza di un medico, come un ginecologo esperto sull’argomento e che questo possa avvalersi di una equipe a cui affidare la paziente dopo la stesura di un programma da rivedere periodicamente per ottimizzare la terapia a seconda dei risultati raggiunti.


Colposcopia:

La colposcopia è un esame diagnostico di II livello che viene eseguito principalmente a seguito di alterazioni cellulari rilevate al pap test. Altre cause per effettuare una colposcopia sono: sanguinamenti vaginali non altrimenti spiegabili e che si verifichino principalmente dopo un rapporto sessuale penetrativo, in presenza di neoformazioni del collo dell’utero come polipi o ectopia o ectropion (piaghetta) sanguinanti al tatto.

Si tratta di un esame che viene eseguito in ambulatorio da un ginecologo con competenze specifiche (colposcopista) che si avvale di uno strumento, colposcopio appunto, che altro non è se non una lente di ingrandimento con cui guardare le mucose del collo dell’utero e della vagina.

Non è e non deve essere un esame doloroso. Si effettua con la paziente stesa sul lettino in posizione ginecologica dopo aver applicato un divaricatore delle pareti vaginali (speculum) di dimensioni adatte alla conformazione anatomica della paziente. Dopo aver applicato lo speculum, il colposcopista utilizza due reagenti per meglio studiare le mucose che applica con dei batuffoli o delle garze sostenute da una pinza toccando delicatamente il collo dell’utero e le pareti vaginali. Il primo reagente si chiama acido acetico ed è una soluzione la cui concentrazione varia dal 3 al 5%, trasparente, inodore che può, a seconda del ph vaginale, provocare un lieve bruciore. Il secondo è la soluzione iodurata di Lugol che ha una colorazione mogano e tende a macchiare tessuti e superfici con cui entra in contatto e può la causa di piccole perdite vaginali dello stesso colore al termine della procedura.

Al termine della colposcopia, il ginecologo può scegliere di effettuare una biopsia, avvisando che effettuerà questa procedura, di cui avrà già parlato con la paziente in corso di colloquio informativo prima di fare l’esame. La biopsia non richiede anestesia, è il prelievo di un piccolo frammento di tessuto (3-5 mm) molto rapido e durante il quale la paziente avvertirà la sensazione di un “pizzicotto”. A seguito della procedura può verificarsi un modesto sanguinamento dalla sede del tessuto prelevato che può durare fino a 3-7 giorni. Il tessuto prelevato viene mandato ad analizzare dal punto di vista microscopico e il tempo di refertazione è di circa 3-4 settimane. In genere la biopsia serve a determinare, non tanto la natura della lesione (i tumori maligni hanno caratteristiche cliniche e colposcopiche precise) ma il grado delle lesioni intraepiteliali, le cosiddette LSIL (lesioni di basso grado, la prima L sta per LOW) che vanno solo monitorate o le HSIL (lesioni di alto grado, la H sta per HIGH) che si trattano con un intervento ambulatoriale in anestesia locale che prende il nome di conizzazione cervicale. Queste lesioni, così come il tumore del collo dell’utero e di altri tumori meno frequenti come quello di vagina, vulva, pene, ano e orofaringe, sono causati da un’infezione da parte del papilloma virus o HPV. Il papilloma virus causa infezioni molto frequenti, sia nel maschio sia nella femmina, il più delle volte innocue e transitorie. Si tratta della più frequente delle infezioni a trasmissione sessuale e la sola, insieme all’infezione da Herpes, a non riconoscere una protezione totale dall’uso del preservativo.

Quando l’infezione persiste, il DNA del virus può integrarsi nelle cellule del portatore e trasformare le cellule in senso premaligno e maligno. Questo genere di trasformazione richiede molti anni e da qui la possibilità di effettuare una più che adeguata prevenzione attraverso l’esecuzione periodica del pap test o, nei programmi di screening organizzati dalle regioni, del test per il riconoscimento del papilloma virus.

Nonostante si sia erroneamente portati a pensare che tutti i tumori si possano prevenire (anche se in parte potrebbe essere vero correggendo lo stile di vita a cui siamo abituati), la prevenzione è effettivamente riconosciuta come efficace solo per pochi tumori. Fra questi c’è di certo il tumore del collo dell’utero grazie al pap test e al HPV test e, più in generale, i tumori correlati al papilloma virus, grazie alla vaccinazione.


NEL DETTAGLIO LE PRESTAZIONI EROGATE 

  • Cambio pessario
  • Colposcopia
  • Consulenza ginecologica oncologica
  • Consulenza sessuologica; controllo
  • Consulenza sessuologica; prima visita
  • Ecografia ginecologica transvaginale
  • Esecuzione pap test
  • Nexplanon inserimento
  • Nexplanon posizionamento e rimozione
  • Nexplanon rimozione
  • Posizionamento e rimozione spirale
  • Posizionamento spirale
  • Refertazione pap test
  • Rimozione spirale
  • Spirale Mirena
  • Visita ginecologica
  • Visita ginecologica e pap test
  • Visita ginecologica ed ecografia transvaginale
  • Visita ginecologica in gravidanza; controllo
  • Visita ginecologica in gravidanza; prima visita
  • Visita ginecologica, ecografia transvaginale e pap test
  • Vulvoscopia
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